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di Nino Riva. Giuseppe Sutera nasce ad Enna il 17 ottobre 1878, frequentò giovanissimo l’Accademia di Belle Arti di Napoli sotto la guida degli scultori Stanislao Lista e Achille D’Orsi e il Corso Superiore di Architettura, conseguendo nel 1908 il Diploma in Scultura e nel 1913 in Architettura. Ancora studente, si affermò in campo artistico partecipando nel 1905 all’esposizione Salvator Rosa di Napoli con una statua dal titolo «L’Innocente», premio acquisito di S. M. il Re Vittorio Emanuele III.Nel 1909 vinse la Borsa di Studio del Ministero della Pubblica Istruzione col bassorilievo «Il ritorno dai campi» riscuotendo l’unanime consenso dei componenti la commissione giudicatrice di Napoli. Partecipò attivamente a tutte le manifestazioni artistiche della città di Napoli, di altre città italiane ed in Inghilterra,figurando degnamente accanto ai suoi maestri. Contemporaneamente esplicò a Napoli la sua attività professionale ed artistica ed eseguì diversi lavori, fra i quali, degno di essere ricordato, il ritratto di «Madama Grillo» su ordinazione del Principe di S. Elia. Nell’ottobre del 1912 dopo un breve periodo trascorso nella natìa Enna dove coronò il suo sogno d’amore si trasferì in Argentina, a Buenos Aires, dove lavorò attivamente partecipando anche a diverse mostre d’Arte. Di questo periodo sono il ritratto in marmo di un grande industriale italo-americano, Ventadridda, i ritratti in bronzo del Ministro Gomez e dell’Ammiraglio Marten, una serie di 8 altorilievi in cemento destinati alla decorazione del Palazzo della Giubilazione di Buenos Aires, il ritratto del tenente Origone, primo caduto dell’aviazione argentina e un ritratto del figlioletto Ovidio, intitolato «Primi sogni» che tanto successo riscosse alla Mostra del «Salon Annual de Arte» del 1914. FU proprio durante il soggiorno americano che Giuseppe Sutera cominciò a maturare nel proprio intimo quell’ansia, quella vera angoscia dell’umanità sospinta, quasi battuta dal bisogno, che ispirò poi gran parte della sua produzione. Lo scultore siciliano sentì profondamente il dramma della sua forzata rinuncia alla sua terra e all’appello della Patria, nel 1915 ritornò per compiere il suo dovere, umile tra gli umili, soldato tra i soldati, e lavorò anche nelle pause del riposo forzato, in trincea, facendosi apprezzare da tutti i superiori. Terminata la guerra si stabilì a Messina con la moglie e i suoi figli Ovidio e Mario, anch’essi bravi scultori, e l’ultimo nato, Aldo. ln questa città, dove insegnò negli Istituti Medi, continua a svolgere la sua attività aitistica.
C’è un’opera che il Maestro predilige, ed è un altorilievo che da solo può rappresentare tutto lo spirito e l’ansia di un artista pensoso dei destini di una umanità, dolente. Raffigura una madre con un bimbo attaccato al seno, colti dalla morte nella tremenda notte del 1908 che avvilippò uomini e cose e distrusse la bellissima città del Peloro.
E’ un’opera che toglie il respiro per la verità e la drammaticità della concezione, un’opera che possiamo definire come la più dolorosa celebrazione dell’umanità nel caos. Ma a nostro avviso, ce n’è un’altra del Sutera che ci dà la precisa misura della sua arte ed è una dolente testa di «Cristo morente» espressiva nella sua tragicità, luminosa nella sua rassegnazione. A darci, del resto, una visione dell’animo di questo grande scultore bastano poi alcune delle sue più celebrate opere: “Lo zolfataro – Lezione mattutina – Primo giorno di trincea – Prigioniero – Anfortunio – Poeta dialettale – Ritorno dai campi – Dopo la sassaiola – Alloro – Riposo – La Deposizione” e tutta la serie dei vigorosi ritratti. La realtà di Sutera, l’intensa carica vitale che anima tutte le sue opere, ha il sapore della vita stessa. Nel marmo, nel bronzo, nel gesso, nel legno Giuseppe Sutera ha scolpito quanto di più realistico urgeva nella sua anima irrimediabilmente romantica, perchè il vecchio Scultore è sempre stato ed è un poeta che sente profondamente la malinconica bellezza della vita, il grande mistero dell’umanità sola con le sue: lotte, con le sue amarezze, i suoi affanni, la sua gloria.
Messina, marzo 1960.
Le sculture del Maestro Giuseppe Sutera
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