Francesco Paolo Fulco nasce nel 1956 da una famiglia di origine Ennese, costretta, nel dopoguerra, ad emigrare in Belgio per lavorare nelle miniere di carbone. Dopo aver fatto rientro a Enna, ha conseguito il diploma di maturità tecnica presso il prestigioso Istituto Duca D’Aosta. Ha prestato attività lavorativa presso il Libero Consorzio Comunale -ex Provincia Regionale di Enna- e nel contempo, con ammirevole dedizione, è stato amministratore della sua amata città per un’intera consigliatura.
I libri di Francesco Paolo

Il racconto si snoda attraverso le esperienze durante il periodo fascista, le adunate del sabato come figlio della Lupa e la sua crescita in un contesto di rigida disciplina militare. Tuttavia, il giovane rimane ancorato alla vita di campagna e all’amore non dichiarato di Maria

L’autore ci trasporta indietro nella storia descrivendo le vite degli altri in episodi storici fondamentali per la storia della nostra isola e per la comprensione del nostro essere “Siciliani”. Dagli anni 70 a Garibaldi, Mazzini, il brigantaggio, la borghesia siciliana, la miseria e la nobiltà dell’uomo, raccontati nei ricordi (viaggi indietro nel tempo) delle persone che il protagonista incontra e dai quali vuole assorbire tutto ciò che è possibile, per capire. Capire il senso della propria vita. Il ritorno così descritto diventa quasi un’azione di autoanalisi e identificazione, per quanto possibile, della propria identità umana, al di fuori di ogni possibile regola costituita e dove tutto può essere possibile, dove i paesaggi aridi, brulli e senza colori si trasformano in prati verdeggianti e vivi, come freddo inverno si trasforma improvvisamente in una radiosa primavera.

di Tiziana Tricarichi. Al lettore che avendo tra le mani questo manoscritto, annoiato si chiede “perché dovrei leggerlo?” si potrebbe rispondere: se si ha voglia di radici, di passato, di casa, allora si avrà un buon motivo per sfogliare non pagine, ma ricordi che non tornano solo per raccontare, ma per dare un senso al presente, alla superficialità colpevolmente banale che troppo spesso segna il nostro oggi. Chi ha scritto in realtà ha solo riavvolto un nastro: quello della vita che dà spessore e profondità persino all’immagine di un grande albero di fico che racconta e si racconta. Ma occorre silenzio per sentirlo, un silenzio fatto di rispetto e attenzione: è con tale disposizione che vanno lette queste pagine. Così soltanto si entrerà in sintonia con le vite che si sono pennellate. Anche questo è amore.