Mario Antonio Pagaria è nato a Catania nel 1965 ma vive a Enna. E’ laureato in Sociologia ed è, inoltre, giornalista pubblicista, iscritto all’Ordine dei Giornalisti di Sicilia. Essendo un forte oppositore alla mentalità e all’azione di “Cosa nostra”, negli anni 2003/2004, da corrispondente di Enna di un noto quotidiano siciliano, ha scritto articoli sull’ingerenza della mafia negli appalti pubblici, della sua contiguità con una certa politica, e sulla turbativa d’asta. Per questo motivo ha dovuto pagare un duro prezzo ed è stato marginalizzato nella città in cui vive. Scrive sin da piccolo e le sue liriche vertono su tematiche sociali, religiose e sentimentali. Ha avuto molti riconoscimenti e premi in seno a svariate manifestazioni nazionali; sta scrivendo un romanzo autobiografico e sarcastico sulla situazione socio – politica della sua terra, nonché sulla sua avversione al fenomeno mafioso inteso in tutte le sue estrinsecazioni, psicologiche, sociologiche e giudiziali. Lavora a molti racconti brevi, alcuni dei quali sono stati premiati ed è molto schietto nello scrivere, non tralasciando, spesso di utilizzare un lessico molto “forte”. marioantoniopagaria@virgilio.it


Il libro di Mario Antonio

 

di Maria Angela Casano. Un lungo travaglio interiore ha indotto il poeta Mario Antonio Pagaria a pubblicare la raccolta di poesie “Dalle tenebre alla luce”, Aletti editore. Si tratta di componimenti in versi liberi dove l’autore, con parole forti, analizza e denuncia la nostra società, in pieno decadimento. Uno sguardo lucido sulle cose del mondo e degli uomini affrontato attraverso temi quali mafia, immigrazione, razzismo, inimicizia, egoismo, falsa giustizia, falso amore. Non mancano momenti di amore filiale dedicati alla Vergine Maria. Il Messaggio centrale dell’opera è la malvagità dell’uomo sul proprio simile. Ma quasi tutte le liriche si concludono, con un orientamento verso la “luce”. Da qui il titolo. Difatti nelle poesie di Pagaria, vi è una proiezione finale verso la speranza di un domani migliore che, per il credente potrebbe identificarsi nella Provvidenza e per il non credente, nel Fato. “Zolfara” mette in luce il dolore dei fanciulli privati dei balocchi e del sorriso, sottratti alla luce del sole e costretti a lavorare e morire nelle miniere di zolfo siciliane. “Cravatta” racconta il politicante “traffichino” che ogni giorno uccide il bene in nome di una falsa morale. “Canto in terra straniera” focalizza la vera natura dell’occidente il cui unico imperativo è il dio denaro. “Falso prete” descrive l’ipocrisia di chi predica il bene e trascura il prossimo ed il povero che ha dinnanzi.  In “Tempo” egli si domanda “qual è lo scopo dell’essere” -e dà la risposta nella poesia “Vuoto” che chiude l’opera affermando il vuoto fuori e dentro di noi. In “Uomini” mette a confronto le due categorie dell’uomo: cattiveria e bontà; sarà quest’ultima a trionfare. Ma vi sono altri versi poi che fanno ancor più sperare: in “Capire”, egli, tentando di essere un buon cristiano, consapevole dei limiti umani, invita ad accedere – più o meno esplicitamente – al mistero divino, attraverso l’amore verso Dio e verso il prossimo che conduce direttamente al Sommo Creatore.